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Biografia

Francesco Bevilacqua ama definirsi “cercatore di luoghi perduti”. Cura una malattia epidemica in Italia, “l’amnesia dei luoghi”, prova a risvegliare la gente dallo stato di “coma topografico” in cui versa. Pratica una terapia che definisce “oikofilia”, ossia amore per la propria casa, la terra, il paese, ed un metodo economico che chiama “euristica della sobrietà”. Lo fa con metodi semplici: libri, foto, narrazioni, azioni di volontariato. Descrive il suo modo di viaggiare come “stanzialità errante” che è una delle tante coniugazioni possibili di un verbo fin troppo abusato: un peregrinare in cerca dell’ignoto o del non più noto attorno ai luoghi dove si è deciso di vivere, un travaso d’anime fra uomini e luoghi. I suoi mezzi prediletti sono le gambe e l’istinto, affinati dalla frequentazione più che quarantennale di monti e valli e dallo studio altrettanto lungo di carte topografiche, scritti sul paesaggio, narrativa legata ai luoghi, diari di viaggio. Ha scritto ventun libri principali dedicati all’esplorazione ed alla scoperta dei luoghi, al viaggio, al paesaggio, alle bellezze naturali e alla loro percezione in narratori e viaggiatori, al rapporto fra uomo e natura, alla letteratura sul Sud.  Avvocato civilista ed amministrativista di professione, camminatore, scrittore, giornalista e fotografo naturalista per passione, Francesco Bevilacqua è stato ed è attivo nel volontariato culturale ed ambientalista con le maggiori associazioni del settore (F.A.I, C.A.I., W.W.F., Italia Nostra). Svolge il ruolo di operatore culturale nell’ambito della propria regione di origine. Vagheggia l’istituzione di una “Università del dono”, con una sola facoltà, la “Facoltà dei Risvegli” ed un solo corso di laurea, quello per sciamani culturali. Da istituirsi rigorosamente in piccoli paesi della dorsale appenninica e che abbia come doventi gli anziani del luogo. Ma la sua vera passione è vagabondare e sperdersi, con le gambe e con la mente, per monti e valli della Calabria, dove – dice – sono le sue radici e, prima o poi, assumerà le sembianze di un albero, fermandosi nel luogo che, dopo tanto errare, sarà la sua ultima e definitiva dimora.