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Biografia

Francesco Bevilacqua ama definirsi “cercatore di luoghi perduti”. Quando qualcuno gli chiede cosa fa nella vita, risponde: “curo una malattia epidemica in Calabria, l’amnesia dei luoghi, provo a risvegliare i calabresi dallo stato di coma topografico in cui versano. Pratico una terapia che chiamo oikofilia, ossia amore per la propria casa, la terra, il paese. Lo faccio con metodi naturali: libri, foto, filmati, narrazioni”. Descrive il suo modo di viaggiare come “viaggiar restando” che è una delle tante coniugazioni possibili di un verbo fin troppo abusato, una forma di stanzialità (in Calabria) errante (peregrinare in cerca dell’ignoto o del non più noto), una sorta di travaso tra l’anima dell’uomo e l’anima dei luoghi. I suoi mezzi prediletti sono le gambe e l’istinto, affinati dalla frequentazione più che trentacinquennale di monti e valli e dallo studio altrettanto lungo di carte topografiche, scritti sul paesaggio, narrativa legata ai luoghi, diari di viaggio. Ha scritto diciannove libri principali. Quattordici li ha dedicati all’esplorazione ed alla scoperta dei parchi, del viaggio, del paesaggio, delle bellezze naturali calabresi e sulla loro percezione in narratori e viaggiatori. Altri tre li ha destinati al rapporto tra uomo e natura. Uno è un racconto di viaggio sulle orme del britannico Norman Douglas. Un altro è il commento a cento libri per conoscere la Calabria proposti per la lettura. Avvocato civilista ed amministrativista di professione, camminatore, scrittore, giornalista e fotografo naturalista per passione, Francesco Bevilacqua è stato ed è attivo nel volontariato ambientalista con le maggiori associazioni del settore (F.A.I, C.A.I., W.W.F., Italia Nostra). Ma la sua vera passione è vagabondare e sperdersi, con le gambe e con la mente, per monti e valli della Calabria, dove – dice – sono le sue radici e, prima o poi, assumerà le sembianze di un albero, fermandosi nel luogo che, dopo tanto errare, sarà la sua ultima e definitiva dimora.